Perché questo blog.

‘Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura.’

Se Dante fosse mio coevo, verosimilmente la selva oscura sarebbe rappresentata dalla realtà di internet, questo coacervo ingarbugliato e amorfo dove è facile smarrire la diritta via, se mai una diritta via ce ne fosse, e dove intraprendo anche io un viaggio mettendomi, un po’ anacronisticamente, nei panni del poeta fiorentino, con l’unica e sostanziale differenza che non sono accompagnato da nessun Virgilio, né dispongo di un filo di Arianna che possa aiutarmi a districarmi nell’intricato dedalo virtuale di Internet.

Perché arrischiarmi in una crociata, disarmato e pedestre e in balia del nemico, nella vana e illusoria speranza di conquistare la terra santa per aggraziarmi Iddio, senza neppure avere la certezza che esista? Perché avventurarmi in quella che si prospetta una battaglia persa a priori, lanciando questo blog nella sconfinata accozzaglia di siti, browser, social network, app, vlog, blog, videogiochi, immagini, canzoni, video, film, e chi più ne ha più ne metta, rischiando di rimanerne inesorabilmente impantanato ai margini, snobbato e ignorato?

Lo faccio perché non cerco di imbastire un blog di riferimento, famoso e rinomato, vessillo di una certa utenza di internet; non un blog frequentato da una cerchia ristretta di proseliti del mio messaggio, fanatici sostenitori delle mie tesi; non un blog finalizzato allo scopo di lucro, intriso di pubblicità e promozioni; né un blog che assecondi gli argomenti effimeri e insulsi, come notizie di gossip, di moda, di sport, col solo fine di accaparrare visite di perdigiorno che cercano biecamente in internet qualcosa che colmi grossolanamente il loro vuoto interiore.

Questo blog nasce per una mera motivazione personale. Lo faccio per me stesso. “Io fondo allora la mia causa su me stesso, io che sono il nulla di ogni altro, che sono il mio tutto, io che sono l’unico”, per dirla alla Max Stirner.

Questo blog funge da pungolo che stimola la pratica perpetua della scrittura affinché io arrivi a debellare l’impotenza comunicativa e argomentativa ingombrante come una palla al piede che frena le mie ambizioni.

Che questo blog diventi uno specchio virtuale che, esponendomi alla gogna di internet, rifletta i miei limiti, le mie debolezze, disarmonie e contraddizioni, in modo che, grazie a eventuali lettori disposti a criticarmi, disprezzarmi ma, magari, anche a entrare in contatto per instaurare una prolifica relazione di scambio di idee, possa riconoscere le mie asperità e lenirle. Dopo correzioni, miglioramenti, prese di coscienza,  potrò finalmente lambire la versione migliore di me.

Un blog che, quindi, agisca da grimaldello in grado di forzare la cassaforte che custodisce gelosamente i miei sentimenti, le mie idee, i miei pensieri e poterli finalmente riordinare, trasformandoli da un nugolo confuso e raffazzonato a ponderate successioni di parole incatenate una dopo l’altra a formare un discorso accattivante e che possa, anche approssimativamente, esprimere ciò che mi ribolle dentro.

Un blog icastico del mio percepito sentimento di insoddisfazione, di bovarismo che mi attanaglia. Perché è semplice lamentarsi della situazione non appagante e sognare ad occhi aperti desiderando scenari alternativi migliori. Più complicato, e quindi sovente schivato, è agire per fare in modo di assurgere dalla condizione attuale per fare di sé quello che si desidera.

Dunque, un blog eupeptico del mio desiderio di differenziarmi dalla mediocrità, dall’abulia e dalla stagnazione che imperversa attorno a me, non più con sole e velleitarie parole profuse senza alcun effettivo risultato, ma attraverso un’azione concreta che caratterizzi la mia persona eludendo dalla reputazione amorfa che l’assenza di iniziative mi conforma. Da tutti coloro, e sono la stragrande maggioranza, che disprezzo perché flemmatici, piatti, frigidi, monotoni, in realtà io, seppur illudendomi di distinguermi perché intrinsecamente macerato da una voglia vorace di sperimentare, conoscere, vivere e perché continuamente arrovellato da pensieri cocenti e penetranti ma che rimangono pur sempre pensieri evanescenti e intangibili, io conservo in apparenza esattamente le loro stesse sembianze e l’indifferenza e l’impersonalità mi fagocitano: non posso manifestare la mia inconciliabile diversità senza un segno evidente della mia frattura da loro. Impegnandomi nello strenuo tentativo di trascrivere a parole il mio mondo interiore attraverso questo blog, mi adopero per eludere l’alone di mediocrità che tanto osteggio ma dal quale non posso esimermi se non agisco concretamente.

Un blog come antidoto contro la pochezza, l’ignoranza, la superficialità, il bigottismo, l’ipocrisia e l’indolenza che minacciano costantemente di inficiare la mia viscerale bramosia di autenticità, di verità, di conoscenza, di esperienza, di vita.

Utilizzo questo blog per “consegnare alla vita una goccia di splendore” (alterando leggermente i versi di Alvaro Mutis), per eludere la propensione a vivere al cinque per cento (riprendendo Eugenio Montale), per fuoriuscire dalla  notte in cui tutte le vacche sono nere (come diceva Hegel), per uscire dallo stato di minorità (per dirla alla Kant).

Un blog per esercitare l’incommensurabile privilegio di cui noi uomini disponiamo: la scrittura e l’esercizio dell’intelletto.

E scrivo  per conferire più valore a me stesso, per non assopirmi, per non dare nulla di scontato di me stesso, di ciò che frulla nella mia testa e di tutto ciò che circonda lo scibile umano.

Non vivo per scrivere, ma scrivo per vivere.

Pubblicato da Der Suchende

Ricercatore di verità celate, appassionato di conoscenze sopite, domatore di concetti cavillosi, scrutatore di caleidoscopiche realtà.

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