Religiosità e intelligenza

C’è una qualche correlazione, positiva o negativa, tra intelligenza e religiosità?

Sono 63 gli studi a proposito di questo argomento e per 53 volte è stata riscontrata una correlazione negativa fra IQ e fede.

Il team di ricerca composto da Miron Zuckerman e Jordan Silberman della University of Rochester e da Judith Hall della Northeastern University di Boston ha esaminato i risultati di 63 studi precedenti condotti tra il 1928 ed il 2012.

 Per il loro studio, pubblicato su Personality and Social Psychology Review, i tre psicologi hanno definito l’intelligenza come “l’abilità di ragionare, pianificare, risolvere problemi, pensare in modo astratto, comprendere idee complesse, imparare velocemente ed apprendere dall’esperienza”. La religiosità è stata invece definita come il coinvolgimento in alcuni degli aspetti della religione (o anche in tutti), come il credere ad un entità soprannaturale o il prendere parte a rituali che affermino queste credenze.

“La nostra conclusione non è nuova. Ciò che abbiamo fatto è ottenere questa conclusione in modo più accurato attraverso l’analisi statistica”, ha affermato Zuckerman, precisando come il team si sia concentrato sull’elaborazione di possibili spiegazioni della correlazione negativa.

– Una prima possibilità riguarda il fatto che le persone più intelligenti tendono ad essere anti-conformiste e, di conseguenza, avranno più probabilità di “resistere al dogma religioso”, come dimostrato dalla meta-analisi di sette studi condotta nel 1992, che mostra come le persone intelligenti abbiano una maggiore possibilità di diventare atee se crescono in comunità fortemente religiose.

– Una seconda opzione sostiene che le persone intelligenti tendono ad utilizzare uno stile di pensiero analitico, e non amano accettare alcuna credenza che non sia soggetta a test empirici e ragionamenti logici.

– La terza possibile spiegazione sostiene che varie funzioni ottemperate dalla religiosità, come senso di controllo, auto-regolazione, auto-arricchimento ed il fatto di avere un’entità alla quale “connettersi emozionalmente” in caso di necessità, possano essere ottenute anche tramite l’intelligenza.

Ho sempre pensato che quella ripetitività nelle azioni e nei percorsi unita  all’accettazione di tutti quei pensieri preconfezionati insieme alla mancanza di un vero contraddittorio distruggesse un po’ la propria curiosità e allontanasse la possibilità di crearsi un proprio senso critico, ma non credevo che ciò avesse delle così concrete ripercussioni su intelligenza e IQ.

Pubblicato da Der Suchende

Ricercatore di verità celate, appassionato di conoscenze sopite, domatore di concetti cavillosi, scrutatore di caleidoscopiche realtà.

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