Sul fatidico ritorno del fascismo

Sovente si utilizzano particolari eventi per corroborare il pensiero comune secondo il quale la storia segua una cadenza ritmica e che alcuni eventi siano l’inevitabile immagine speculare di altri accaduti nel passato e che si ripresentano in maniera ciclica.

Questa fallacia logica è facilmente contestabile. Gli eventi non si possono ripetere, non si ripeteranno e non si sono mai ripetuti. Pure quelli che in apparenza possono sembrare affini, in realtà sono profondamente diversi. Perché sono innumerevoli i fattori che caratterizzano un evento storico. E ogni fattore è una caratteristica tipica di un periodo storico. Non è il tempo l’unico a scorrere, ma con esso mutano contestualmente quelle che sono le sue caratteristiche e peculiarità. Nulla è permanente, figuriamoci se lo sia la storia, elemento perennemente mutevole per antonomasia.

Non sono solo i mezzi, intesi come le condizioni tecnologiche e conoscitive, a determinare il periodo storico e a renderlo unico e irripetibile, ma anche i sentimenti che, come un effluvio, hanno un proprio epicentro e poi si diffondono per un certo periodo per poi svanire ed essere rimpiazzati da una nuova e diversa marea. Mezzi e sentimenti sono strettamente interconnessi tra di loro: al variare dei mezzi corrisponde un mutamento dei sentimenti, e viceversa.

Eppure oggi è diffuso il timore di un’eventuale recrudescenza degli eventi attuali che possa sfociare in un ritorno in auge di taluni sentimenti: sebbene il contesto storico, costituito da mezzi -tecnologie, usi, stili di vita, condizioni economiche, benessere- e sentimenti -rancore, disaffezione dalla vita politica, giustizia sociale, desiderio di riscatto, disagio- sia completamente differente, spuntano ovunque granitici sostenitori del ritorno di vecchie correnti, come ad esempio quella del fascismo.

Ora, già il dover riutilizzare il termine ‘fascista’ dopo la prolungata e nauseante parentesi passata dovrebbe ledere la nostra intelligenza, non solo perché dovrebbe essere un argomento incastonato nel passato e ormai digerito ed espulso come insopportabili feci, ma anche perché è del tutto anacronistico far riaffiorare impulsi legati  a un secolo fa e appiopparli nella nostra società  totalmente differente da quella di allora e che quindi non ha nulla da condividere con il fascismo.

Nonostante ciò, in molti, invasati, già corrono alla difesa improvvisandosi partigiani d’accatto vittime dei soprusi e delle angherie di manigoldi fascisti e inveiscono e si scandalizzano ad ogni qualsivoglia retrogrado e grottesco atteggiamento che possa rimandare anche lontanamente ad un inneggiamento al fascismo. Ma sono proprio questi, gli irremovibili convinti del rinnovato e dilagante fascismo, ad essere i principali fautori della diffusione del fascismo.

Un fenomeno che sarebbe una luce fioca che si estinguerebbe da sola, un’erbaccia facilmente calpestabile e sradicabile,  uno sputacchio del mondo di oggi, viene foraggiato e ingigantito proprio da coloro, miopi e altrettanto fanatici, che non si accorgono della ridicolezza di tale fenomeno che, totalmente fuori contesto nella nostra società, percorre un a vicolo cieco. E invece di aspettare che vada da solo a schiantarsi contro il muro, gli si riversa gran parte dell’attenzione e diventa uno degli argomenti principali del dibattito pubblico.

E quel ristretto, ristrettissimo manipolo di persone ignoranti, becere, sbandate, facinorose,  che inneggiano ridicolmente al fascismo e che se lasciate a loro stesse sarebbero più innocue di bambino impegnato a godersi il suo leccalecca, hanno la possibilità di veder diffondere la loro immonda immagine e le loro sudice idee proprio attraverso i loro oppositori, che sono tutto il resto delle persone ma che giocano al loro stesso gioco e che si illudono di vincere al tavolo del baro.

Oltre a correre il rischio che presentare quella che è una corrente rinsecchita e smilza come un fiume in piena può condurre ad alimentare, paradossalmente, tale innocuo fiumiciattolo, così facendo si perde l’occasione di studiare e capire un fenomeno, che viene subito etichettato grossolanamente come fascismo, con delle chiavi di lettura congrue al nostro contesto storico, e si perde quindi la possibilità di curarlo e estirparlo dalle radici. Quell’esigua conventicola di persone saranno pure convintamente fasciste, ma già il fatto di sentirsi fascista è per loro una sconfitta.

Oggi, paradossalmente, coloro che si proclamano i combattenti del fascismo coincidono proprio con coloro che contribuiscono a crearlo e a diramarlo. E contestualmente con la conseguente ed effettiva diffusione del fascismo, si inaspriscono i sentimenti con il sopraggiungere di ulteriori esagitati, questa volta di sinistra, che vanno a ricreare esattamente la situazione presente un secolo fa, con un’esasperazione della recidiva dicotomia, inutile e futile, tra destra e sinistra.

Questo ritornare a galla di taluni sentimenti antiquati, i quali già in passato erano stucchevoli e vituperevoli ma che ora lo sono ancora di più in virtù della loro completa e rancida inattualità che li fa puzzare di marcio, sono i freni per un progresso lineare della storia che così, invece, si inviluppa in un percorso spiraleggiante. E tali freni, tali sentimenti anacronistici e del tutto fuori luogo in quanto per niente in simbiosi con i mezzi della storia attuale, sono l’inevitabile conseguenza della flebile memoria umana che troppo spesso dimentica e troppo poco ricorda.

Per ciò siamo costretti ad  ri-assistere a sceneggiate raccapriccianti di gesti e atteggiamenti fascisti con una esacerbazione delle manifestazioni di odio razziale,  a scontri ideologici su dibatti vani e regressi, a un’acutizzazione della violenza considerata come il mezzo più adatto per esprimersi, al bisogno della capitalizzazione del consenso pubblico da parte di un unico leader e al bisogno di un unico leader…, come in una stantia e recidiva commedia con sempre la stessa trama, con sempre gli stessi attori e con sempre gli stessi spettatori.

E, ancor peggio, dando valore a impulsi superati e inopportuni si evince l’umana fallacia e l’ineluttabile segno della stoltezza dell’uomo medio che persevera nel commettere i soliti identici errori.

Ritornare ostinatamente con lo sguardo al passato non fa altro che fraintendere il presente. Ed è questo il nostro più grande abbaglio: interpretare la realtà dei fatti contemporanei con chiavi di lettura obsolete e arcaiche, non capendo che la storia muta costantemente e che ogni evento, seppur avendo radici nel passato, è differente da tutti quelli avvenuti precedentemente. Ci ostiniamo a non capire il corso lineare della storia, convincendoci dell’inevitabilità del ritorno di alcuni fenomeni e, così facendo, si mina lo sviluppo della storia, la sua evoluzione e la nostra evoluzione, e si corre a capofitto nel passato, indietreggiando invece di avanzare, affondando invece di navigare col vento in poppa.

Pubblicato da Der Suchende

Ricercatore di verità celate, appassionato di conoscenze sopite, domatore di concetti cavillosi, scrutatore di caleidoscopiche realtà.

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