Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi

Nel caldo asfissiatene di una Lisbona dell’estate del 1938 si staglia Pereira, uomo pingue e con i baffi, cardiopatico e con problemi respiratori, responsabile della sezione culturale di un quotidiano portoghese, che ha come unico confidente il ritratto di sua moglie defunta, solito mangiare frittata alle erbe e bere quasi esclusivamente limonata, che trascorre le sue giornate nel suo piccolo ufficio traducendo vecchi libri ed è completamente ignaro degli avvenimenti che succedono nel mondo. È interessato più alla morte che alla vita, ed è la proiezione verso la morte che lo fa venire a contatto con un giovane, che inizialmente sarebbe dovuto essere soltanto il suo aiutante nel redigere necrologi di grandi scrittori, e verso il quale Pereira matura un affetto inspiegabile e comunque irresistibile. Solo che il giovane, che esula da ogni minimo pensiero riguardante la  morte perché lanciato sulla vita,  è invischiato in attività sovversive nel  Paese sotto il regime salazarista e nella Spagna del conflitto civile, e proprio l’attività e il vitalismo del giovane irrompono prepotentemente nella vita di Pereira, causandone un brusco cambiamento.

Tutta la trama si può racchiudere in queste poche righe. È uno dei libri più semplici da riassumere proprio perché l’intero intreccio della trama è estremamente lineare, quasi smunto.

C’è chi vede in questa estrema linearità e semplicità del racconto  una qualità che ha determinato il successo del libro, io la considero una nota negativa. Parto dal presupposto che sono conscio si tratti di una scelta deliberata dello scrittore quella di escogitare un artificio letterario consistente nell’architettare una storia con uno stampo lineare, privo di particolari e dettagli che ne ingarbuglino la fluidità, dando più importanza alla sostanza che alla forma, più importanza allo sviluppo della storia che a tutto ciò che gli orbita attorno. Eppure, se cerco di immaginare il volto di Pereira o degli altri personaggi salienti del racconto, me le figuro con una grossa maschera grigia, perfettamente anonimi. Così come l’ufficio o il ristorante dove è solito sostare Pereira. Questo proprio per la carenza di informazioni e descrizioni elargite dallo scrittore. E poter figurarmi nella mia mente personaggi e luoghi, attività immancabile nella lettura di un romanzo il quale non è romanzo se non ti catapulta nell’intreccio della storia, devo far richiamo a tutta la mia fantasia e crearmi da me i dettagli che saranno inevitabilmente differenti da quelli che si creerà un altro lettore, in virtù della mancanza di una parvenza di descrizioni oggettive.

La carenza di dettagli non si limita solo all’aspetto fisico e logistico del racconto, ma anche e soprattutto per quanto concerne i sentimenti dei personaggi. Da questo punto di vista l’intero racconto scivola addosso al lettore senza che si crei un legame, senza che il lettore si immedesimi pienamente nello sviluppo della storia, senza che il lettore diventi parte integrante della storia, come se il lettore fosse un semplice osservatore dello sviluppo della storia, rimanendo sempre un po’ distaccato. Così come il racconto stesso è distaccato dalla storia in sé stessa, ed è proprio quel reiterato “sostiene” a rimarcalo, perché la storia non è altro che una sorta di deposizione di un testimone a cui è stata narrata la storia da Pereira stesso. Un testimone che quindi filtra la storia del protagonista realizzando un racconto che cerca in tutti i modi di non addentrarsi nei particolari, e ci riesce. L’intera storia sembra una specie di resoconto che stila un poliziotto quando ti rechi in questura per sporgere una denuncia; un resoconto che, quindi,  si premura esclusivamente di riassumere ciò che è accaduto in linee generali, trascurando gli aspetti più insiti, magari inutili al fine della comprensione dell’avvenimento ma forse i più caratterizzanti, ovvero quelli in grado di colorare di varie tinte l’intera storia. Un questurino impegnato nel comprendere l’accaduto di chi sporge denuncia non gli chiederà mai  di che odore fosse cosparso quel determinato luogo, i lineamenti del viso della signora anziana con la quale si è fermato a chiacchierare, quali sentimenti abbia sperimentato durante l’avvenimento. Tutti particolari inutili ma, al contempo, in grado di rendere meno monotono e soporifero il tutto.

Molti considerano questa malleabilità della storia, che, lungi dall’elargire molti particolari, riesce comunque ad evocare un certo impatto nel lettore, come l’ingrediente segreto aggiunto da Tabucchi e che ha permesso al libro di ottenere un vasto successo. Io invece me ne valgo per muovere una critica inconciliabile e per giustificare il mancato apprezzamento in toto del libro, il quale, nella gran convulsione della marea di libri che entrano ed escono dalla scena di un lettore, molto presumibilmente capitombolerà nel mio dimenticatoio.

Pubblicato da Der Suchende

Ricercatore di verità celate, appassionato di conoscenze sopite, domatore di concetti cavillosi, scrutatore di caleidoscopiche realtà.

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