Antidoto alla quarantena

In questo periodo grigio di quarantena mi percepisco come fossi sospinto in un moto circolare. Anzi, in moto su un’orbita ellittica, così da poter imbastire un paragone con il moto dei pianeti. E come per questi, un centro di forza mi attira verso di sé e mi obbliga a girare ripetutamente attorno ad esso, intralciando il percorso lineare e caotico che in sua assenza tracciavo e che è il più naturale dei percorsi. E non faccio altro che girare, girare attorno, e questo mi dà l’impressione che, seppur mi muova, io sia fermo, che non mi sposta da dove sono e permanga in uno stato di quiete illusoria. I due sentimenti contrastanti di stazionarietà legata alla monotonia e mobilità connessa all’inarrestabile scorrere dei giri cozzano tra di loro, e questo moto apparente suscita in me una sorta di inaudita cinetosi, che fomenta un malessere interiore, che esacerba uno sconquasso d’animo, che inocula una nausea di piattume. Infatti, seppur abbia la sensazione di compiere un moto vorticoso che pur mi disorienta, come ogni moto in presenza di un campo centrale, oltre a percorrere perennemente il medesimo giro, mi muovo in un piano, senza alti né bassi, né salite né discese. Apparentemente sembrerebbe un moto fiacco, lento, cadenzato dal solo ripetersi degli identici rituali di ogni giro. Ma l’unica a variare, e conseguentemente a instillare una sensazione di ansia che contrasta la vaga tranquillità incessante e inconsueta, è la velocità con cui orbito, più accentuata in certi punti e più lenta in altri, ma in generale talmente elevata che ogni giro si sussegue rapidamente al precedente e subito viene scalzato dal successivo, inanellandosi in una irrefrenabile formazione a cascata che sembra accelerare progressivamente e che gradualmente mi sommerge.

L’unico modo sperimentato (e sperimentabile?) per rallentare questo corso sfrenato, l’unico antidoto che lenisca il malessere da esso generato, l’unico vento che può sospirar in modo da deviare il mio cammino dalla traiettoria prestabilita è la scrittura, attraverso la quale creo e dipano questa matassa, in cui l’orbita che traccia il percorso cui sono obbligato a seguire è la quarantena, in cui il fuoco e centro di attrazione è il coronavirus che richiama tutto a sé, in cui i giorni sono i giri che si avviluppano attorno al fuoco e in cui io non sono altro che un errabondo pianeta che si è imbattuto in qualcosa che ha intrappolato il suo fragile vagabondare nello spazio. E attraverso la scrittura scavo dentro di me, dentro il me di questo momento, e lascio un segno, più o meno indelebile, della mia precarietà. Con la scrittura esulo dalla percezione di stagnante ripetitività dei giorni e confido ad ogni momento in cui mi dedico ad essa un marchio che lo distingue da tutto il fluire rapido e omogeneo del tempo monotono.

Pubblicato da Der Suchende

Ricercatore di verità celate, appassionato di conoscenze sopite, domatore di concetti cavillosi, scrutatore di caleidoscopiche realtà.

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