La fase 1: il parossismo italiano

Sin dall’inizio dell’emergenza è stato lampante che chi avrebbe dovuto prendere per le redini  il Paese (qualora non lo facesse già) e dirigerlo in una fase delicata, in realtà stesse  brancolando nel buio. Decreti raffazzonati e subito corretti appena pubblicati, misure tampone precocemente sostituite da altre misure che saranno sostituite da ulteriori e più stringenti misure, una comunicazione che dire sia stata gestita male sarebbe un eufemismo, con ordinamenti trapelate sui giornali prima ancora di essere resi ufficiali tramite decreto, tutto ciò ha contribuito enormemente a far sprofondare ulteriormente, e più di quanto non ce ne fosse bisogno, il Paese nel caos, nell’incomprensione e nello sconforto. Nella scena politica, ancora, si è assistito all’inesorabile volatilizzazione del Parlamento e di qualsiasi forma di democrazia sostituiti dagli imprescindibili e poco chiari Dpcm. Ma, seppur ogni forma di vita politica sia scomparsa, ciò non ha tolto il diritto e il dovere di prodigarsi in insulsi pettegolezzi, in critiche sterili e vane, in futili voci di corridoio tipici da politici arrembanti ai quali neanche il coronavirus è stato in grado di riappacificarli con la proprio onestà intellettuale. Anzi, paradossalmente, invece di collaborare nella situazione straordinaria di emergenza, i politici millantatori hanno pensato bene che questo fosse il momento più proficuo per aizzare gli animi dei propri seguaci con una becera propaganda e propinando notizie false. Quindi, invece che affrontare l’emergenza con responsabilità, lungimiranza e razionalità, la paura si è incancrenita nell’animo delle persone, terrorizzate dal racconto da fine del mondo prontamente ammansito da chiunque ricercasse un po’ di visibilità facendo leva sull’isteria generale, la quale si è manifestata sotto diverse forme scandalose, come quella delle interminabili code ai supermercati, come se stesse per avvenire una catastrofe immane e fosse necessario fare incetta di tutti i beni necessari prima che terminino. E tutto il sensazionalismo e l’allarmismo d’accatto operato da chi come lavoro diffonde notizie, che con una retorica fallace e ignobile è arrivato a paragonare questa situazione a quella di una guerra. Se mai, l’unica similitudine che si può cogliere con i periodi di guerra è l‘uso spropositato e scriteriato delle forze di polizia: il Paese intero vive in un vero e proprio stato di assedio senza precedenti e, paradossalmente, sono gli stessi cittadini stessi a volerlo e ad esacerbare con i loro controlli asfissianti verso chiunque mettesse piede fuori casa il clima di terrore che si percepisce tra le strade deserte delle città: ci si prodiga nella tanto dilettevole e mai fuori moda caccia all’untore, identificato in chiunque si azzardi a farsi beccare fuori casa senza una motivazione valida agli occhi dei controllori sociali, come il podista solitario che si allena in riva al mare e si ritrova ad essere inseguito da elicotteri, droni, moto, mentre la caccia al killer è perentoriamente trasmessa in televisione dalla conduttrice più bisbetica e cervello-depressa che il panorama televisivo possa vantare; oppure, in maniera più casereccia, si inveisce dal proprio balcone chiunque si scorga passeggiare per strada, registrando il tutto con il cellulare per pubblicare l’esilarante video sui social, dove il malcapitato ripreso sarà oggetto di offese e improperi gratuiti. Gli stessi social che hanno sostituito a tutti gli effetti la realtà: sono diventati IL mondo, e non più il mondo virtuale. Tutto ciò che conferiva al mondo reale è stato avocato dal mondo dei social network, i quali, tra le altre funzioni acquisite, è diventato anche il luogo delle denunce,  delle sfuriate dei leoni da tastiera, degli sfoghi, delle opinioni dei tuttologi, delle notizie fasulle, delle dietrologie. E nei social network l’opinione pubblica ha manifestato disinibitamente tutte le sue sfaccettature più nefaste nella partecipazione ai dibattiti su argomenti delicati, contraddistinguendosi essenzialmente per due approcci estremi: o inveendo contro ogni autorità e gridando al complotto o idolatrando le autorità ed elevando a indiscutibile beniamino il Premier, il quale si è trovato in questo ruolo per caso, quasi per sbaglio, e che è stato improvvisamente scambiato per un grande statista dal carattere d’acciaio e dalle decisioni inoppugnabili, quando il realtà è rimasto lo stesso pavido, pusillanime, privo di idee, eterodiretto, mediocre, autoreferenziale, insomma italiano, primo ministro.

Pensando a ciò che abbiamo sperimentato in queste settimane, non si prospettano i più rosei scenari, anzi. Ciò che ci aspetta sarà ancora più delicato di ciò che abbiamo passato, perché sostanzialmente fin ad ora non abbiamo fatto altro che starcene chiusi dentro casa e questo non richiedeva tante responsabilità se non quella di rimanere a casa. Ed è tanto delicato ciò che ci aspetta che stentiamo ancora a prepararci. Sebbene se ne parla da giorni, non si è ancora deciso cosa fare, non si è ancora stabilito un piano d’azione per contenere il numero dei contagi, soprattutto quando milioni di persone ritorneranno a spostarsi e a portare a spasso il virus. E lo scenario più plausibile è che si continuerà a brancolare nel buio come abbiamo fatto fino ad ora.

Una cosa è certa: quando sarà passato tutto (e ahimè sto cominciando a pensare che non sarà nel futuro più prossimo), da buoni italiani ci prodigheremo nel trovare degli alibi per giustificare il sordo fallimento (l’ennesimo) che deriverà da questa emergenza, e si comincerà ad affermare che è stata una questione di sfortuna, che l’Italia sia stato il primo Paese ad essere colpito e quindi tutti i difetti della gestione sono trascurabili, anzi sono stati inevitabili, piuttosto che riconoscere i propri errori, prendersi delle responsabilità e riconoscere quanto si è gestita male l’emergenza. No, siamo troppo orgogliosi, pigri, furbi, arrivisti, e cialtroni per ammettere le nostre colpe. Molto più facile scagliarsi contro degli obiettivi che si è riconosciuti come capri espiatori: la Cina che ha architettato il tutto e ha creato il virus in laboratorio, la Germania che vuole che l’Italia perisca per proprio interesse personale e tornaconto, L’Europa che non ha aiutato l’Italia perché guidata da finanziere spietati che non hanno a cuore l’interesse dei più deboli.

E così non avremmo imparato niente da questo periodo che, seppur nell’apparente drammaticità, è sostanzialmente solo un banco di prova di una futura emergenza che potrà colpire molto più drasticamente di quella attuale. Perché affermare che questa sia una guerra mentre ce ne stiamo spaparanzati sul divano a sorseggiare una coca-cola, a ingozzarci di patatine e a guardare una serie tv, è un’offesa a chi ha vissuto in condizioni ben più drammatiche di questa.

La maggior parte di noi, seppur nell’emergenza, vive da privilegiati. Facciamo in modo di non esserne ingrati.

Pubblicato da Der Suchende

Ricercatore di verità celate, appassionato di conoscenze sopite, domatore di concetti cavillosi, scrutatore di caleidoscopiche realtà.

One thought on “La fase 1: il parossismo italiano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: